Pirelli IPO 2017: tutto ciò c’è da sapere

Chi è oggi Pirelli?

La Pirelli come la conosciamo oggi non si può certo dire identica a quella che nel 1872 venne fondata a Milano dall’ingegnere ventiquattrenne Giovanni Battista Pirelli. Inizialmente, l’azienda avrebbe dovuto occuparsi solamente di produrre articoli in gomma elastica (la vera novità industriale dell’epoca), ed articoli in caucciù vulcanizzato di vario tipo.

La grande curiosità per le innovazioni tecnologiche coltivata dal giovane Pirelli lo portarono sin da subito a sperimentare le nuove applicazioni che l’industria di settore prometteva, e già nel 1879 produceva cavi per le trasmissioni telegrafiche sottomarine, nel 1890 brevetterà il primo pneumatico per biciclette e nel 1902 sarà una delle prime aziende italiane a delocalizzarsi all’estero (più precisamente, in Spagna).

Sono, quelli del primo novecento, gli anni in cui Pirelli troverà finalmente la sua strada nel duplice settore della vendita al dettaglio di pneumatici per automobili e nella sponsorizzazione di eventi sportivi – prevalentemente motoristici – in cui le gesta degli eroi a due e quattro ruote diventeranno indissolubilmente legate alle performance delle gomme su cui correvano. Nel 1907 un’Itala 35/45 HP gommata Pirelli vince il tremendo raid Pechino-Parigi, e nel 1913 è ancora Pirelli a gommare la Renault che arriverà prima al GP di Formula 1 tenutosi in Francia. A distanza di neanche una decade, il celeberrimo pneumatico di Superflex Cord viene definito “lo pneumatico delle vittorie.”

Dal momento in cui Pirelli ha iniziato a produrre pneumatici per autovetture su larga scala, è passato più di un secolo, e durante tutti questi anni l’azienda ha saputo adattarsi, rinnovarsi e anche rialzarsi da qualche passo falso, come la fallita scalata a Firestone e Continental che, verso la fine degli anni ’80, costarono la poltrona di presidente all’ultimo Pirelli a capo della società di famiglia, Leopoldo.

Oggi, a seguito della vendita della società ai cinesi di Marco Polo, Pirelli è un’azienda che vive la contemporaneità in maniera dinamica e innovativa, vantando una presenza commerciale user oriented in oltre 160 Paesi e la partecipazione come sponsor o fornitore in oltre 400 competizioni Motorsport per molte delle quali, come Formula 1 e Superbike, è fornitore unico.

Pirelli si è sempre autodefinita un’azienda attenta alla valorizzazione delle persone e alla tutela dell’ambiente. In tal senso, non è un caso se oggi dà lavoro ad oltre 1.400 ricercatori sparsi in tutto il mondo, di cui la metà operanti in Italia. Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, Pirelli ha abbracciato il modello Global Compact delle Nazioni Unite, secondo il quale la gestione responsabile delle risorse e delle economie va strettamente osservata in ogni momento della catena produttiva.

Per dare un’idea dell’attenzione dell’azienda nella salvaguardia delle condizioni lavorative dei propri dipendenti e in quelle ambientali, basti pensare che nel solo 2016 l’azienda ha speso 228,1 milioni di euro in ricerca, pari al 5,8% del totale dei ricavi sui prodotti Premium.

Oggi, con 20 centri produttivi distribuiti su quattro continenti, Pirelli è il sesto produttore mondiale di pneumatici consumer e industrial, sebbene le recenti vicende societarie ne stiano rimodulando l’assetto societario al fine di garantire un più agevole ritorno sul mercato azionistico italiano.

Pirelli e la borsa: passato, presente e futuro

Pirelli entra per la prima volta in borsa di Milano già nel lontano 1922 e solo sette anni dopo viene quotata anche in quella di New York: è la prima azienda italiana a riuscire in una tale impresa.

A seguito dell’OPA conclusa con successo dalla cordata cinese, il 6 novembre del 2015 le quotazioni della società vengono ritirate dal mercato azionistico italiano, sebbene a distanza di un solo quadrimestre, tramite un comunicato stampa, Marco Tronchetti Provera già ventilava l’idea di un ritorno in Borsa a partire dall’ultimo trimestre del 2017 o durante il primo del 2018.

Per far sì che ciò avvenga, è necessaria innanzitutto una semplificazione della catena societaria, che dovrà essere accompagnata da un attento piano di solidificazione finanziaria.

Per capire meglio il processo che permetterà a Pirelli di snellire la struttura partecipativa aziendale e quindi tornare sul mercato azionario, bisogna snocciolare un po’ di numeri. Partiamo dal presupposto che il 100% delle quote Pirelli sono di proprietà della società Marco Polo, realtà su cui torneremo in seguito.

È cosa ormai fatta la fusione di Coinv S.p.A. in Camfin. La prima è indirettamente controllata dallo stesso Marco Tronchetti Provera, mentre la seconda può contare sull’apporto economico di grandi gruppi bancari come Intesa San Paolo e UniCredit. Il nuovo soggetto nato dalla fusione manterrà il nome di Camfin e, in totale, controllerà il 22,4% della Marco Polo. Il 65% di Marco Polo è di proprietà della CNRC, a sua volta controllata dalla ChemChina, e la ChemChina è di proprietà dell’attuale patron di Pirelli, Ren Janxin. Rimane un 12,6% di quote di Marco Polo da assegnare, che appartiene ai russi di Lti.

Ricapitolando, l’unico proprietario di Pirelli oggi è la Marco Polo, i cui dividenti appartengono per il 12,6% alla Lti, per il 22,4% a Camfin (Tronchetti Provera) e per il 65% di CNRC (ChemChina, quindi Ren Janxin). Ren Janxin è presidente di ChemChina, e quindi controllerà a cascata CNRC, Marco Polo e Pirelli.

Una prima semplificazione, con la fusione fra le due S.p.A. italiane è quindi già avvenuta, ma non si esclude che per facilitare il ritorno in borsa di Pirelli ne avverranno delle altre.

Per quel che riguarda l’aspetto dell’assetto finanziario, invece, non dovrebbero esserci problemi ad ottenere i finanziamenti necessari da cordate o gruppi bancari interessati ad un immediato ritorno di Pirelli in Borsa (si ricordi che Intesa San Paolo e UniCredit sono già socie di Camfin), e l’intero processo dovrebbe risolversi in una serie di immissioni economiche in favore di Marco Polo.

LA IPO DI PIRELLI (2017)

Infine, non va sottovalutato il fatto che Pirelli si presenterà in Borsa esclusivamente come consumer tyre company, al fine di garantire una maggiore stabilità assicurata dal fatto che la produzione del settore industrial dell’azienda verrà affidata da un altro gruppo industriale facente comunque capo, in ultima analisi, a Ren Janxin ma non direttamente a Pirelli.

In definitiva, le condizioni per un immediato ritorno di successo della società dalla “P lunga” in Borsa sembrano esserci tutte, e molti investitori si sono già detti pronti a scommettere su questa nuova avventura di Pirelli che, stando a quanto dichiarato da Tronchetti Provera sarà un “progetto di lungo periodo”.