Gianni Agnelli

Noto anche come “l’avvocato” in virtù del titolo di studio conseguito, Gianni Agnelli è stato senza dubbio uno dei manager ed imprenditori di maggior importanza e stile che ci sono stati sul panorama italiano.

A capo della Fiat dal 1966, sotto la sua guida l’azienda italiana ha aperto fabbriche dalla Russia (ai tempi ancora Unione Sovietica) al Sud America, e ha iniziato alleanze internazionali e joint-venture che hanno segnato una nuova mentalità industriale.

I suoi rapporti con la sinistra, in particolare con il Partito comunista di Enrico Berlinguer, erano l’essenza della relazione tra le forze di lavoro e l’industria italiana. I conflitti sociali legati alle politiche di Fiat hanno visto lo stesso Agnelli mantenere sempre un ruolo di primo piano.

A proposito di Fiat, Gianni Agnelli manterrà sarà capace di portare l’azienda a dei livelli di assoluto splendore, secondi solo a quelli che la stessa casa del Lingotto sta vivendo in questi anni sotto la guida di Sergio Marchionne.

Le capacità imprenditoriali di Agnelli si sono formate, nel corso della sua gioventù, imparando da Vittorio Valletta, altro grande manager che ha saputo guidare con sagacia l’azienda sin dal 1945 (anno della scomparsa del suo fondatore). Sono gli anni della 500, della 600, della Vespa e della Lambretta, prodotti che ogni italiano poteva acquistare anche grazie al boom economico dell’epoca.

La guida di Gianni Agnelli a capo della Fiat non è stata per nulla facile a causa del particolare momento storico che egli stesso si è trovato ad affrontare. Contestazioni studentesche, i cosiddetti “autunni caldi”, scioperi e picchetti che mettono i bastoni tra le ruote a Fiat e alla sua capacità di competere e concorrere con altre aziende.

Forse, però, Gianni Agnelli è stato l’uomo giusto al momento giusto. Grazie al suo carattere comprensivo ma forte al tempo stesso, è riuscito a porsi come perfetto mediatore tra le parte, riuscendo per la maggior parte delle volte ad evitare scontri peggiori.

Alla fine degli anni ’70, Fiat si trova all’interno di una crisi spaventosa, con la produttività in calo e i tagli all’occupazione in aumento. Situazione difficile, cui l’avvocato riuscirà a porre rimedio grazie alla decisione di mettere in cassa integrazione 23.000 dipendenti, invece che licenziarne 14.000.

Oltre che nel settore dell’auto, Agnelli ha avuto grande successo anche in quello dell’editoria e delle assicurazioni, per non parlare del calcio: grande tifoso della Juventus, ne è stato presidente dal 1947 al 1954.

L’addio a Gianni, nel 2003, ha segnato la nascita di una leggenda, un mito da seguire: capace, comprensivo, con stile.